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 San Gennaro, bozza agiografia

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Sir.Johnny
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MessaggioTitolo: San Gennaro, bozza agiografia   Gio Ott 21, 2010 11:53 pm

Agiografia di San Gennaro

I - La nascita.

Nasce il 19 settembre del 27 a Caroniti, un piccolo borgo di pescatori che si affaccia sul mar Tirreno.
Sono anni bui per le popolazioni campane, martoriate dalla fame, dalla guerra, dalla peste e dal fuoco del Vesuvio.
Le condizioni di vita e sanitarie pessime fanno si che Gennarino come verrà chiamato in età infantile per il suo corpo esile e minuto, rimanga orfano da madre sin dalla nascita. Ella infatti muore durante il parto. Il padre di Gennaro, come tutti i giorni era uscito in mare. Quando torna a casa, al tramonto, apprende la notizia dalle donne che rammendano le reti sulla banchina del porticciolo: era rimasto vedovo e c’era una bocca in più da sfamare. Complice la giornata di pesca poco fruttuosa, l’infante viene odiato ed abbandonato dal padre che lo affida alle cure di una vicina di casa, rimasta vedova: Cosima Garlaschelli in Carafa, detta Cosimina.

II - L’infanzia.

La donna che nutre un profondo affetto per il piccolo che le è stato affidato, lo accudisce e lo cresce come se fosse suo figlio, quel figlio che non ha mai avuto e non potrà più avere da suo marito, morto in guerra qualche anno prima. Gennaro, è avvantaggiato rispetto ai suoi coetanei perché Cosimina, che percepisce un’indennizzo per la morte del marito, riesce ad acquistare al mercato nero la farina e perché suo padre, nonostante il conflitto morale che lo divide tra la perdita della moglie e l’affetto che comunque lo lega a suo figlio, quasi giornalmente ogni volta che torna a casa, si preoccupa di lasciare una piccola cesta con del pesce vicino la porta accanto, quella di Cosimina. Tutto quel pesce lo fece diventare molto Intelligente.
Alcuni pettegolezzi di paese, mai verificati, dicono che il pescatore andasse ogni notte dalla vicina a darle il pesce, ma la versione ufficiale è che lo lasciasse vicino l’uscio al tramonto…
Il pane non mancò mai perché Cosima aveva un piccolo forno a legno, ed ogni volta che riusciva a comprare la farina al mercato nero, panificava per se e per tutto il quartiere.
Grazie a quest’attività riuscì a far istruire il figlio adottivo da un vecchio avvocato del paese, tal Franco Ramaccini, che a tutti gli effetti fu suo mentore. Gli insegnò dapprima a leggere e a scrivere, poi gli insegnò il Latino e la Storia e infine il Diritto Romano.





III - L’incontro con Tito.

Nonostante suo padre lo avesse preso a lavorare con lui su di una piccola nave peschereccio, la voglia di conoscere cose nuove, di imparare, di viaggiare fuori rimase scolpita in lui. Egli aveva inoltre segretamente custodito un sogno, quello di diventare medico per riuscir a curare la Peste.
Il suo mentore era morto di vecchiaia e la sua mamma adottiva si ammalò di tisi. Aveva inoltre percepito che c’era qualcosa che non andava nella versione della sua procreazione perché stando a quello che aveva detto il medico che aveva in cura la sua mamma adottiva, i bambini ci mettevano nove mesi a nascere, ma il suo padre putativo era morto ben due anni prima della sua nascita. Egli comunque preferì non indagare su questa vicenda ma, seguendo il consiglio di questo medico, un estate portò la donna ad una sorgente solforosa nei pressi del Tevere a Roma. Ivi era una struttura termale organizzata con alloggi, mense e lavatoi. La fonte “curativa” si raggiungeva con un viale. Accompagnava di buona mattina la donna che gli aveva dato tutto ad immergersi nelle acque curative e mentre lei rimaneva a mollo per ore e ore, lui si sedeva su di una roccia e leggeva i libri di Giurisprudenza che aveva “ereditato” dal vecchio avvocato. Fu proprio mentre leggeva che incontrò Tito. Lo vide avvicinarsi ai malati che si curavano nelle acque termali e gli esortava a confessare i loro peccati all’Altissimo, a partecipare alle celebrazioni che l’apostolo Samot svolgeva di notte e a capire e seguire le parole dei due profeti, Aristotele e Christos, se avessero voluto raggiungere il paradiso solare. I malati venivano rapiti dalla religione Aristotelica che dava loro la speranza di un continuum post mortem a differenza della religione pagana che conoscevano. Gennaro rimase affascinato da quell’uomo e dalle sue parole cosi carismatiche e sagge.
Un giorno Tito si avvicinò a lui, gli disse semplicemente:
“Il mio nome è Tito, sono stato il compagno di viaggio di Christos, il Secondo Profeta e sono un suo apostolo.” Dopo essersi presentato chiese a Gennaro: “Vi vedo ogni giorno qui alla fonte intento sulle vostre letture, siete uno dei romani che invano raccolgono prove per giustiziarmi?”
Gennaro spiazzato dalle parole di quell’uomo e incredulo rispose: “Non sono qui per voi, sono qui per mia madre, sta molto male e le sono vicino nella sua malattia. Il mio nome è Gennaro.”
Rasserenato l’apostolo continuò: “Scusatemi se vi ho importunato con una domanda talmente diretta ma non ho potuto far a meno di notare che state leggendo il libro delle accuse e delle pene in vigore… Ho temuto che stavate preparando la requisitoria per la mia accusa.”
Gennaro comprese l’equivoco e sorrise alla serenità e alla semplicità di Tito e si offrì, in caso di processo di difenderlo da qualunque accusa gli venisse mossa.
I due divennero ben presto amici, discutevano di res pubblica e res privata, di accuse e di processi, di diritto e di religione. Gennaro unì allo studio della giurisprudenza lo studio della parola del Signore e si convertì. Fu proprio Tito alla fonte solforosa, a battezzarlo e ad introdurlo nella Comunità Aristotelica.
Iniziò ad andare a pesca insieme a Tito e Samot: un giorno, sulle calme rive del Tevere, discutevano tutti e tre di pesca. Samot scherzosamente fece notare a Tito, che Gennaro molto più pratico di lui, riusciva a prendere pesci più grossi di quelli che prendeva lui e sempre scherzosamente disse: “quando viene a pescare con noi, prende tutto il pesce che avremmo preso noi…”. Tito, rispose: “Il fiume è grande, e ci sono tanti pesci. Se invece di far chiacchiere rimanessi in silenzio, prenderemmo tutti e tre, il triplo di quello che prenderebbe ognuno di noi da solo. Piu’ sono i pescatori, maggiore sarà il pescato, è direttamente proporzionale.” Sia Tito che Samot si resero conto che con quella futile conversazione, avevano appena toccato uno degli aspetti cardine della Santa Chiesa Aristotelica, cioè la Diffusione della Fede.
I pescatori erano simbolicamente i sacerdoti, i pesci rappresentavano i fedeli.

IV - L’ordinazione

Erano ancora sull’imbarcazione in un caldo giorno d’estate e Tito pronunciando le stesse parole pronunciate da Christos si rivolse a Gennaro: "Vuoi unirti a noi? In questo caso avrai molto amore nel tuo cuore e mi seguirai, dandomi un po' del vostro tempo al meglio che potrai. Prendi distanza dai beni, dal lavoro, dagli attrezzi, dici addio alla tua famiglia... preferisci la semplicità e l'istruzione rispetto ai ricchi ornamenti e ai bellissimi gioielli. Poiché il nostro compito ci richiederà il sacrificio del bene personale per il bene collettivo, ma, in cambio, sarai accolto in santità tra i figli di Dio."
La strada sarà lunga e tortuosa, la via accidentata, l'orizzonte remoto, la salita ardua, ma il sole che brilla sopra di noi guiderà i nostri passi. Avremo problemi, discussioni, arrabbiature, passioni, esitazioni, ma l'amore e l'amicizia ci uniranno, e Dio ci supporterà.” Tito accettò e fu ordinato.

V - L’incoronazione

Le condizioni di sua madre erano migliorate molto in quei mesi e l’autunno era alle porte. Gennaro aveva comunicato a Tito e Samot qualche giorno prima la decisione di ritornare a Caroniti. I due erano dispiaciuti ma sapevano che egli avrebbe continuato a predicare la parola di Christos anche lontano da Roma. Aveva già preparato le valigie e si sarebbe congedato quel giorno stesso da i suoi fratelli. Si trovavano a pranzo assieme ad altri apostoli quando accadde un evento straordinario. Samot leggeva una lettera di Paolo sulla necessità di scegliere un capo. Una persona ricordò che Christos aveva espressamente designato Tito, ma ciò non era avvenuto all’unanimità. Tito rimase in silenzio. Gennaro aprì una finestra. Voleva guardare quella città che tanto aveva contribuito alla salute fisica di sua madre e alla sua salute spirituale. La vista era incantevole e incantato ammirò i grandi palazzi, le larghe strade e le colline di Roma. Una colomba entrò dentro la stanza e volò sotto le travi. La colomba staccò delle erbe che vi erano appese che caddero sulla testa di Tito. Erano rametti di basilico, la spezia dei Re. Anche egli riconobbe un segno della regalità spirituale di Tito. Tit si alzò e disse: “Miei amici, fratelli, io non sono un re! Io non sono che il servo dell’Altissimo, e tutta la potenza quaggiù non viene che dalla riconoscenza per i suoi simili.” Samot replicò: “Tito, tu sei il nostro re spirituale. Tutti noi lo riconosciamo. Sei la nostra guida, la roccia della saggezza, nostro padre, il nostro papà. Fu così che Tito divenne il primo “Papa” della Chiesa. E svolse questo compito con fervore e umiltà. Nominò Gennaro, primo Vescovo di Napoli. E lo congedò.
VI - Napoli

I primi tempi a Napoli non furono di certo semplici. L’organizzazione di un’arcidiocesi non era cosa da poco ma Gennaro poteva contare sempre su Tito, i due quando non riuscivano ad incontrarsi a Roma o a Napoli si scambiavano missive che spaziavano dalla morale di una parabola all’organizzazione di una funzione. Sotto espressa richiesta di Tito, Gennaro cominciò a scrivere tutta una serie di articoli, regole e procedure che di li a poco sarebbero state promulgate da Tito sotto il nome di Diritto Canonico
Assieme a Desiderio e Festo, due novelli apostoli che gli aveva mandato Tito, aveva iniziato a far conoscere gli insegnamenti di Aristotele e Christos nel Napoletano, nel Beneventano e nel Casertano. Ancora non si poteva parlare di vere e proprie diocesi ma, itinerando nelle città fuori Napoli, si erano creati gruppetti sempre più numerosi di fedeli che aspettavano il loro ritorno per apprendere e porre domande. Erano una sorta di trio missionario. Ma la loro base era Napoli.

VII - Il processo di Tito


VIII – La peste


IX – Il Sangue


IX - La morte




Sto finendo di scrivere gli ultimi capitoli...
Comunque prima di porlo all'attenzione del Cenacolo dei Teologi del Sant'Uffizio, vorrei che chiunque lo leggesse (dal cardinale al suddiacono) esprimesse un parere, potesse dare un consiglio o un suggerimento di modifica (o un mi piace)

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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   Ven Ott 22, 2010 12:12 am

Modifichiamo un poco di nomi per rientrare nel periodo storico.

Gennaro = il nome greco è "Ghennairos". Ma va bene Gennaro.

Caroniti = Caronitii

Gennarino = Essendo un soprannome datogli da altri, ergo romani, diventa Iennarinus

Cosima Garlaschelli in Carafa = Carafa è un cognome postero, come Garlaschelli. Diventa Cosima Caronia (cognomen per le donne sposate a "Caro")

Cosimina = Cosiminia

Franco Ramaccini = Franco è un nome "celtico" che un romano non avrebbe mai adottato. Consiglio "Vero Remo Maccenio" oppure, in greco, " Euleto Eromaco"

Napoli = Neapolis

Benevento = Beneventus

Caserta: non esiste. Sostituirei con una più classica Cuma.
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Sir.Johnny
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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   Ven Ott 22, 2010 3:33 am

Ok.. per quanto riguarda Caronitii, Neapolis, Beneventus e Cuma mi trovi daccordo.
Gennarino è un soprannome datogli dai Caronitesi (Caronitani) e quindi è come Ciro/Ciruzzo Gennaro/Rino Giovanni/Nino
Per quanto riguarda i nomi scelti...
sono nomi e cognomi presi a cavolo nel wiki di San Gennaro RL (giusto per far sclerare un pò BaronSengir) però ovviamente sono editabili tranquillamente anche se Cosima Caronia mi suona strana l'allitterazione, troppo chiusa.
Vero Remo Maccenio mi sembra troppo "azzeccato" per un azzeccagarbugli quindi ok

Ricapitolando ok su tutto tranne che per Gennarino e per Cosima
(da trovare un cognome tra questi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Carafa
http://it.wikipedia.org/wiki/Caracciolo
http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_Fanzago
http://it.wikipedia.org/wiki/Alfonso_Castaldo )

idee per il capitolo del sangue o altro ?

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Simona85

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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   Ven Ott 22, 2010 1:39 pm

Essendo napoletana in rl san gennaro è conosciuto da tutti con il nome Gennaro.
In dialetto stretto napoletano si dice "Ennaro", come abbrevazione.
Ma consiglio semplicemente di scrivere S.Gennaro.
What a Face What a Face What a Face What a Face What a Face
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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   Ven Ott 22, 2010 2:39 pm

Vabè si vada per Gennarino, sono io che mi faccio i problemi hahaha

Allora, tieni presente che per i Romani le donne non portano cognome. Esse prendono patronimico del Padre (o del marito) come se fossero figli adottati e tuttalpiù possono fregiarsi della Gens (Casato), se sono nobili.

Se Cosima è stata sposata a Carafa, allora diventerebe Cosima Carafana. Può avere un casato, diciamo, ma solo le persone ricchi e potenti appartenevano alle Gentes, e comunque l'adozione nei casati più importanti era pratica quotidiana.
Siccome Carafa ovviamente non è un nome romano, avevo cambiato in "Caro", un tipico cognome romano.

Riflettendoci bene però, Cosima è un nome greco.

Per i greci, le donne non avevano diritti. Erano legalmente oggetti, al pari degli schiavi maschi, quindi le si dava un semplice soprannome e via.
Se una donna greca sposava un romano, poteva ambire al cognome del marito, in alternativa si identificavano col quartiere di provenienza o col nome del marito/padre.

Per Caracciolo va benissimo Caratiolus

Fanzago lo vedo duro da tradurre, suggerirei il greco ellenistico perché è più affine. qualcosa tipo Phantiagos potrebbe assomigliare ad una qualche forma egizia/siriana

Alfonso credo sia tedesco, ma c'è l'ottimo Adelfo/Delfo/Elfio/Alfeo (ovvero Alfio).
Castaldi diventa in maniera facile facile Kastallio.
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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   Sab Ott 23, 2010 12:18 am


Presa visione.
Suggerimenti sui capitoli finali?
Qualche problema a coniugare il miracolo del sangue
con il resto della storia.
Non posso far diventare "Santo" il vescovo alla sua morte.
Lo deve necessariamente diventare Santo, fare il "Miracolo del Sangue" (pensavo a una "cura " per la Peste ma stona con tutto il resto) mentre è in vita. Non post mortem violenta (da evitare)


@Pascal torno a connettermi + tardi.
Spero di trovarti online.

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MessaggioTitolo: Re: San Gennaro, bozza agiografia   

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