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 LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.

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Lucibello

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MessaggioTitolo: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Dom Dic 20, 2009 12:07 pm

Si potrebbe avere la lista dei santi patroni?
Ve lo chiedo perchè da più parto vedo proliferare nominativi di santi patroni messi a casaccio.

Ad una domanda di una fedele circa il santo patrono della TdL
Bernadette78 ha scritto:
Ho letto, in Taverna Italica, che i Santi Patroni dell'Abruzzo sono Santa Barbara e Santa Monica, ammetto la mia ignoranza e chiedo:
Chi è il Santo Patrono di Terra di Lavoro?
arrivò la seguente risposta:
Hilderius ha scritto:
A Terracina abbiamo San Cesario, se volete ve lo prestiamo Very Happy

Forse siamo ancora in tempo a fermare questo nominare i santi invano.
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Philipdikingsbridge
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Dom Dic 20, 2009 3:51 pm

San Benedetto a Sessa

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Lucibello

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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Dom Dic 20, 2009 7:59 pm

Qualcuno ne ha parlato prima con me? Shocked
ci sono altri santi patroni di cui non sono a conoscenza?
Phil vai in taverna della tdl ed aiutami a trovare una quadra.
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Philipdikingsbridge
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Lun Dic 21, 2009 12:34 am

Io postai addirittura in Ecumene per richiedere l'esistenza e l'utilizzo Very Happy

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Bizzipap



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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Lun Dic 21, 2009 2:14 am

San Tito Patrono dell'Arcidiocesi di Roma

( Cerimonia svolta in tav regno due sic )
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Napoleone87
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 4:02 pm

è necessario che ci sia una tale raccolta...
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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 4:13 pm

Per le Agiografie, sto iniziando a mobilitarmi.
Ho preso contatto con Padre Morvan, quindi abbiamo una copertura in francese.


Cosa ci serve?

Ci serve S. Gennaro per Napoli (e penso per estensione Capua).
Si offre qualcuno o faccio io? (non me ne intendo di S.Gennaro, servono napoletani eheh)

Poi io sto preparando Sant'Agata & Santa Lucia, patrone di Sicilia, che si possono estendere, non so, a Gaeta?
Anche se in effetti per Gaeta mi pare ci sia St. Josef di SirJohnny

Per Pontecorvo c'è il cimitero di S.Giorgio aperto da me, si può affidare a S.Giorgio Arcangelo.

Sora e Terracina non saprei proprio...

In mente avrei San Vito, interessa a qualcuno?

Terracina = San Pio Papa? cyclops
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Napoleone87
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 6:50 pm

Vi segnalo che in un estratto della mia lettera pastorale dal quale è già
possibile desumere 2 santi patroni che ho individuato e scelto
dal momento che mi sono state fatte richieste in merito
e che mi piacerebbe porli all'attenzione dei miei colleghi nell'episcopato
e chierici...

[rp]


Lettera pastorale


Carissimi Fedeli,

Con grande gioia noto che è stato aperto questo spazio in cui la Chiesa di Silvi discute e si confronta.
La nostra diocesi ha bisogno di essere sempre in fermento!

Approfitto di questo mio scritto per benedire solennemente la diocesi d'Abruzzo, la Città di Silvi
e in particolar modo il Sindaco di questa città Ciridonio
con tutta la sua giunta. Mi auguro che sotto la luce del sano insegnamento aristotelico possiate progredire nella giustizia e nel compiere con onore, fede, e lealtà questo importante compito, affinchè possiate guidare con saggezza, rispetto e impegno questo paese ed il popolo.

Invito altresì tutti i fedeli animati di buona volontà a presentarsi volontariamente come collaboratori della nostra chiesa considerando che tutti sono necessari, nessuno indispensabile, ma c'è posto per tutti.

A voi specialmente fedeli aristotelici di Silvi chiedo di farmi richiesta al più presto per formare il nuovo consiglio pastorale e il consiglio diocesano formato dai miei collaboratori e dai Responsabili della tesoreria, della dottrina e delle relazioni con i preti (anche se per ora da noi scarseggiano)

Rivolgo la mia attenzione sui problemi spirituali della Città e mi riferisco a coloro che non partecipano a messa, che non si battezzano possano essere aiutati dallo spirito missionario che contraddistingue ogni fedele.

Voglio affidare questa città alla patrona della Diocesi che è Santa Maria assunta e san Leone martire patrono di Silvi. Le date delle rispettive feste saranno stabilite al prossimo consiglio pastorale.

Per concludere questa mia lettera non posso non benedire ciò che di più
caro è a molti di voi ossia le vostre famiglie, le case, le botteghe, i campi e gli animali sappiate sempre usarecon liberalità e spirito aristotelico
il creato a voi affidato.

Colui che si è manifestato in mezzo a noi grazie
all'intercessione dei due profeti, faccia scendere la sua solenne benedizione
su questa Città e sui campi in modo che le bestie crescano sane e forti e le
piante abbondanti e rigogliose. Nel nome dell' Altissimo, di Aristotele e di Christos. Amen




Scritto e ratificato a Silvi, il quindicesimo giorno del decimo mese dell'Anno di Grazia MCDLVIII

In fede,

S.E. Mons. Napoleone Imperatore detto "Napoleone87"
Vescovo della Diocesi d'Abruzzo
[/rp]
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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 8:43 pm

mmm

però bisognerebbe prima scrivere le Agiografie...

Maria assunta la escluderei.

Leone va bene, in attesa di agiografia
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 9:10 pm

Il Cardinale mi disse che per prendere un santo patrono già riconosciuto si può fare tutto ufficiosamente inter nos nella propria diocesi. Infatti a Capua dopo sondaggio i fedeli hanno scelto san martino, a Gaeta san tito e a Sessa San benedetto.

Manca quello di Terra di Lavoro ma secondo me dovrebbe essere San Gennaro. solo mi sa che non esiste in RR.

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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 9:32 pm

Padre_Philip ha scritto:
Il Cardinale mi disse che per prendere un santo patrono già riconosciuto si può fare tutto ufficiosamente inter nos nella propria diocesi. Infatti a Capua dopo sondaggio i fedeli hanno scelto san martino, a Gaeta san tito e a Sessa San benedetto.

Manca quello di Terra di Lavoro ma secondo me dovrebbe essere San Gennaro. solo mi sa che non esiste in RR.

Ah, non lo sapevo.
Beh, inter nos dire che per Pontecorvo va bene S. Giorgio, anche Fabioilbello mi aveva chiesto se volevamo tenercelo.

Ricapitoliamo:

Abruzzo: Monica&Barbara
TdL: Gennaro/Agata&Lucia ???

Aquila: Tito
Capua: Martino
Gaeta: Tito
Sessa: Benedetto
Silvi: Leone ???

Per le Agiografie...
Anche se non sono riconosciuti, penso che una volta depositati, si può iniziare ad associare la città al Santo in via preliminare

Perciò fatemi pervenire in breve la storia di questi santi per come la concepite voi.

Che tipo di persona era San Gennaro?
Cosa ha fatto?
Che approccio ha avuto con la Chiesa?
etc etc
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Sir.Johnny
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 15, 2010 11:08 pm

Vorrei, se tutti son daccordo, poter scrivere l'agiografia di San Gennaro.
La presenterò al Sant'Uffizio quanto prima.

Arcidiocesi Metropolitana di Roma

L'Aquila -> Apostolo San Tito
Arezzo ->
Montepulciano ->
Teramo ->
Silvi ->
Chieti ->
Sulmona ->
Avezzano ->
Tagliacozzo ->
Terracina -> San Cesereo
Pontecorvo -> Arcangelo San Giorgio


Arcidiocesi Metropolitana di Capua

Capua -> San Martino
Sessa Aurunca -> San Benedetto
Gaeta -> Apostolo San Tito


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Napoleone87
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Sab Ott 16, 2010 1:02 am

Pascal ha scritto:
mmm

però bisognerebbe prima scrivere le Agiografie...

Maria assunta la escluderei.

Leone va bene, in attesa di agiografia

Caro Pascal

E' davvero necessaria una agiografia di Leone.
Dovrei incaricare qualcuno... o te o anche Sir Jonny potrebbe farlo...
fatemi sapere

Per quanto riguarda S.Maria Assunta ti ricordo che è tutt'ora
la titolare della Cattedrale di Teramoe quindi a buon titolo
può essere patrona come risulta dal seguente estratto scritto da mons. Quarion
in occasione della mia nomina episcopale

Citazione :
Noi, S.E. Mons. Raniero Borgia, detto "Quarion" Barone di Sacile,
Primate del Distretto Religioso del Mezzogiorno D'italia e degli Stati Pontifici,
Vicarius Urbis, Protonotario Apostolico, Missus Inquisitionis, eleviamo

Monsignor Napoleone87 alla dignità Episcopale.

Gli è concesso di predicare e benedire, nonché celebrare i sacramenti del battesimo, del matrimonio,
del funerale e dell'ordinazione sacerdotale in accordo con il Diritto Canonico nella diocesi di Abruzzo.
Della quale fanno parte le parrocchie di: Silvi e Teramo.

Monsignor Napoleone87 ha da oggi le Chiavi della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Teramo.

Possa Aristotele guidarlo nella sua nuova missione in seno alla Santa Chiesa Aristotelica.

Scritto e ratificato a Roma, il settimo giorno del decimo mese dell'Anno di Grazia MCDLVIII

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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Sab Ott 16, 2010 1:22 am

Alors,

se con Maria intendiamo "Miriam Mater Christou", non esiste culto mariano, in tal senso, per questo ero contrario.
Come escamotage, possiamo prendere Maria Villeneuve o Maria Maddalena, ma sono Sante non tradotte in italiano.

Leone: lo vorrei prendere io. Per un motivo ben preciso, ovvero l'Agiografia di Leone Taumaturgo contro Eliodoro Necromante, che mi è carissima come storia ed avevo gia intenzione di scriverla, sebbene come una sorta di Demonografia di Eliodoro.

Nel frattempo, ho finito Agata&Lucia, solo che è il triplo di quanto lo avevo immaginato...

Citazione :
Sant'Agata e Santa Lucia.

Agata nacque a Catania sotto il periodo in cui era stato eletto Governatore della Sicilia il crudele e cinico Quintone, probabilmente tra l'anno 220 e 250 della Terza Era.
Il padre di Agata, Euplios, era un diacono di origine greca della nascente Chiesa Aristotelica, di mestiere faceva l'erborista e guariva la povera gente da malattie ai denti o ferite lievi a prezzi ragionevoli.
Questa sua professione lo rese molto amato nella città di Catania, la quale si sentiva oppressa dalla gestione politica dell'economia provinciale: Quintone deprezzava gli abbondanti raccolti della Piana di Catania per rivenderli privatamente con commerci al Nord.
La gente vociferava della corruzione di Quintone, ma l'influente Governatore riusciva sempre ad ottenere la maggioranza dei seggi, anche grazie alle manipolazioni politiche operate dalla sua giovane amante Afrodisia.
Leggenda vuole che Afrodisia concedesse il suo corpo ai capi delle fazioni politiche che si opponevano a Quintone, per poi costringerli a dipendere dalle sue droghe, e sventando ogni minaccia alla rielezione di Quintone.
Ormai il popolo di Sicilia aveva intuito le macchinazioni di Quintone e Afrodisia, ed aveva perso fiducia nelle istituzioni dell'Impero Romano.
Ma tra tutta la classe politica, vi era un uomo che osava ancora opporsi alla corruzione di Quintone.
Costui era il novello sindaco di Siracusa: il pagano Lucio Fidelio, conosciuto come un amministratore impareggiabile e come un uomo di larghe vedute.
Lucio Fidelio però era solo: aveva bisogno di un alleato di buon cuore e ottime intenzioni.
Venuto a sapere che i Catanesi riponevano fiducia nel medico Euplios, incurante della diversità di fede, decise di incontrarlo di persona.
Euplios, secondo la leggenda, dopo l'incontro con Lucio Fidelio, passò tre giorni e tre notti a studiare un farmaco che potesse liberare i corpi degli altri consiglieri dalle droghe con cui venivano avvelenati da Afrodisia.
Disperato per l'esito negativo delle sue ricerche, ecco che avvenne il primo miracolo di Sant'Agata: ancora bambina chiese al padre di raggiungere la foce del fiume Simeto, che era un putrido stagno, e di raccogliere l'unico ulivo che vi avrebbe raccolto.
Agata disse che era stato San Tito a dirle del fiore.
Camminando per sei ore nel fango, Euplios, trovò un ulivo, che si ergeva solitario tra tre carcasse di pecora.
Dall'olio ricavato dalla mistica pianta, pare che Euplios distillò un farmaco che poteva guarire la mente ed il cuore degli uomini dalla corruzione delle pozioni e delle polveri di Afrodisia.
Con l'aiuto del diacono Euplios, e per merito della sua carismatica forza d'animo, Lucio Fidelio sconfisse Quintone alle elezioni e lo fece processare per i crimini commessi, mentre Afrodisia sembrava sparita dalla circolazione.
Per dieci anni la Sicilia prosperò come un fiorente centro economico, ma erano destinati ancora tempi cupi per l'isola. Lucio Fidelio venne assassinato da una legione romana senza apparente processo.
Ai tumulti che ne seguirono, susseguì l'ascesa del figlio di Quintone: Quintiano.
Quintiano era un giovane membro del Pretorio: un influente, furbo ed assolutamente malvagio colonnello delle truppe romane.
Sicuramente ci fu una macchinazione di Quintiano dietro la morte di Fidelio, ma il despota, presa con la forza Siracusa sotto mandato da Roma, si proclamò Proconsole a vita della Provincia di Sicilia.
Desideroso di vendetta per l'ingloriosa fine del padre, mandò i suoi uomini ad uccidere Euplios e la sua intera famiglia, che nel frattempo era diventata molto ricca.
I soldati, vedendo la beltà di Agata, che a ventuno anni era già Arcidiacona, la risparmiarono e la condussero al palazzo di Quintiano.
Quintiano, che era di mente diabolica oltre ogni misura, disse ad Agata che se non avesse accettato di sposarlo, l'avrebbe uccisa.
Agata, calato un velo sul volto, non proferì parola.
Quintiano, spazientito, chiese allora ai soldati di spogliare la giovane, la quale con pudore cercava di coprire le parti intime.
Quintiano, divertito e gaudente, impugnata una frusta iniziò a percuotere Agata, credendo che lei si sarebbe sottomessa al proprio carnefice.
Agata, sotto i colpi della frusta, si piegò su se stessa, rannicchiandosi in posizione fetale, ma non accennava a chiedere pietà al viscido Quintiano.
Quando Quintiano capì che non vi era molto da fare, escogitò un piano malefico: fece condurre Agata nel luogo in cui si nascondeva Afrodisia.
Questo era un bordello gestito dalla medesima, sotto falso nome.
Nel bordello la ragazza incontrò, appena entrata, una ragazzina bionda di sedici anni, che finora si era sempre rifiutata di servire la viscida Afrodisia concedendo il proprio corpo ai suoi clienti e difendendosi a morsi e calci da chiunque nutrisse intenzioni malefiche, ed era stata relegata al ruolo di sguattera, subendo i peggiori trattamenti, come ad esempio ricevendo intere secchiate di urina addosso da parte degli altri servitori di Afrodisia.
La giovinetta diceva di chiamarsi semplicemente Lucia, e di essere la figlia adottiva di Lucio Fidelio.
Entrambe furono condotte ad una cella.
Agata, che era rimasta ancora nuda dopo le percosse subite, concentrò tutte le proprie energie e pregò intensamente Dio per la salvezza della propria anima, e di Lucia.
Dopo aver pregato ininterrottamente otto ore, con Lucia, che da pagana si era ormai accodata alle preghiere al Dio Aristotelico, alla mezzanotte esatta accadde un miracolo: apparve San Tito con una tunica bianchissima e preziosissima per Agata, ed i paramenti diaconali.
San Tito chiese ad Agata di battezzare Lucia, poiché di li in avanti sarebbe servita quanta più fede possibile.
Agata passò tutta la notte ad istruire Lucia sull'Aristotelismo, recitando a memoria, per intercessione divina, l'intero Librò delle Virtù.
Nella settimana seguente, Afrodisia pensava di riuscire a corrompere l'anima di Agata attraverso le sue arti di seduttrice, ma si rese conto piuttosto che in soli tre giorni Agata e Lucia stavano facendo fallire il lupanare, convincendo le prostitute e gli stessi avventori, di come una vita sentimentale più regolare ed improntata al matrimonio aristotelico potesse essere molto più vantaggiosa dell'amore a pagamento che offriva il lupanare.
Afrodisia, sentitasi tradita da tutto e tutti, in uno scatto di follia diede fuoco all'intero lupanare, ma Lucia e Agata riuscirono a salvarsi: ove era rivolta la croce di Agata, infatti, le fiamme si spostavano e lasciavano libero il passaggio.
Agata e Lucia così salvarono tutte le ragazze e la servitù, ma da allora fu persa traccia di Afrodisia.
Ma il giorno dopo, le due Sante furono catturate da un centurione fedele a Quintiano e condotte alle prigioni.
Al risveglio, il centurione, crudelissimo, le prese entrambe per i capelli pronunciando queste parole:
“Non ve li taglio affinché faccia più male.”
Furono condotte al trono di Quintiano, che domandò: “Agata, figlio di Euplios, sei davanti all'Aquila Imperiale, il rappresentante del Divino Imperatore, il Proconsole Quintiano. Dimmi, o Agata, credi forse tu nella Comunione col Divino Imperatore e con gli Dei tutti, o ti affiderai alla tua Chiesa di Aristotele?”
Sant'Agata sollevò allora la medaglia con la croce donatele da San Tito, che iniziò a risplendere: grande fu lo stupore dei pagani riuniti nella sala!
Irritatissimo per il rifiuto, Quintiano si alzò dal trono e con la daga trafisse il petto di Agata.
Agata allora sentì le proprie forze venire meno, e subito Lucia accorreva dall'Arcidiacona per tentare di salvarla.
Ma Lucia, guardando la ferita, la vedeva rimarginarsi, alzando allora gli occhi verso il soffitto, non poté non scorgere le braccia di San Tito con le dita delle mani che indicavano il petto di Agata.
Una voce anziana ma possente allora pronunciò queste parole per la sala: “Sii una roccia!”
Il blasfemo Quintiano, che sembrava animato da un demone, ordinò al suo boia di strappare i seni di Agata dal suo petto, puntando la sua stessa daga al collo del del carnefice; disse: “Se non li avrò io, non li avrà nessuno!”
Un grido risuonò per la sala: “Non posso vedere! Non posso vedere!”; era Lucia, che era terrorizzata dalla tortura a cui sarebbe stata sottoposto Agata.
“Ah, non puoi vedere?”, fu la risposta di Quintiano, che prontamente, mentre il boia issava Agata su un palo, con un anello munito di una spina trafiggeva più volte gli occhi di Lucia.
Entrambe le scene furono colme di brutalità: Lucia si dimenava sotto il Proconsole, che le sputava nelle cavità ormai vuote, mentre Agata perdeva sangue dal petto mutilato.
Quando Quintiano si fu calmato, entrambe furono riportate in cella, svenute.
Dopo poco, si risvegliarono. Si guardarono e s'abbracciavano: le loro ferite erano prontamente guarite.
Ma il dolore provato dalle due giovani non era stato vano. Nella stessa giornata, il popolo di Sicilia, che aveva imparato a non sottostare più al despota, con l'esempio di Lucio Fidelio, nella stessa giornata assaltò le principali città di Sicilia, dopo aver saputo dell'increscioso accaduto al palazzo di Quintiano.
Il Proconsole, che non si dava per vinto, sfuggito alla folla che lo voleva punire, fuggì a cavallo in direzione del mare, dove aveva una nave di propria proprietà.
Ma nella sua folle corsa, s'addentrò in uliveto per non farsi rintracciare dai rivoltosi; qui però pare che una fronda, agitata dal vendo, lo colpì al capo disarcionandosi.
Allora il suo stesso cavallo si girò verso il bruto, e a colpi di zoccoli prima fracassò la sua armatura, poi l'intero suo ventre.
Presto dimenticato da tutti, il crudele Quintiano era stato massacrato dal proprio cavallo.

Sant'Agata, rimasta famosa oltre che per l'episodio cardine, per la sua notevole erudizione, insegnò a moltissimi giovani la Via della Chiesa, sebbene giovanissima.
Ovviamente la sua anima migliore fu Lucia.
La sua scomparsa avvenne in circostanze misteriose.
Trentenne, poté avvistare una colata lavica dal vulcano Etna che minacciava i paeselli limitrofi.
Allora, da sola, si diresse verso la colata. Effettivamente, la colata rallentò e di fronte ai paesi, deviò verso la Valle del Bove, dove non avrebbe nuociuto a nessuno.
Pastori locali raccontano come la Santa si sarebbe fatta investire volontariamente dalla lava, ed il suo corpo sarebbe diventato immediatamente di pietra, interpretando in questo modo la famosa frase rivoltale da San Tito: “Sii una Roccia.”

Lucia dovette affrontare tempi difficili per la Chiesa, da Arcivescovo di Siracusa.
Sebbene la Sicilia tollerasse diverse religioni, dopo i cupi tempi di Quintiano, venne un eminente avvocato calabro, che era perfettamente convinto di poter smontare le tesi della Chiesa: il suo nome era Pansone.
Pansone diceva: “Ma tu Lucia, tu non vivesti forse in un lupanare, come puoi dirti così santa donna?”
Piuttosto che smentire e chiarificare la situazione, Lucia si limitò a rispondere: “Corpo non pecca, se anima non vuole.”
Così, Lucia,, vinse con facilità contro il principe del foro calabro, nella pubblica discussione, ma Pansone giurò vendetta contro la Santa.
Mandando alcuni gaglioffi a rapirla una notte, assisté al miserabile fallimento dei medesimi, che dissero che al solo sfiorare la donna, il suo corpo diventava pesantissimo come una roccia.
Pansone allora fuggì per sempre da Siracusa, e di lui si seppe molto poco, in seguito.

Sant'Agata è la protettrice dei Diaconi, ed è legata al simbolo dell'Oliva.
Santa Lucia è la protettrice dei Ciechi; il suo simbolo sono gli occhi.
Vengono festeggiate il 5 Febbraio.

Scritto da Giovanni da Siracusa
Trascritto da Luciano Paul Monforte O.P.

Accetto critiche: l'inizio è buono ma non sono convinto 100% dell'Agiografia.
Forse è troppo cruenta, ma comunque volevo una agiografia molto più sanguigna del solito per queste sante martiri.
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Sab Ott 16, 2010 1:28 am

Bene sono contento e suppongo farete un buon lavoro...
non dilungatevi troppo anche per risparmiare tempo
e rendere meglio fruibile a tutti il contenuto del vostro paziente lavoro
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MessaggioTitolo: Leone Taumaturgo   Sab Ott 16, 2010 5:58 pm

Finito Leone.
Non è ancora corretto. Ditemi se concettualmente vi piace.

Citazione :
San Leone Taumaturgo

San Leone Taumaturgo è ricordato come uno dei più grandi eroi italiani dell'Aristotelismo.
Le sue imprese sia in campo militare che teologico hanno contribuito per mezzo secolo alla difesa della Santa Chiesa Aristotelica dall'eresia e dal paganesimo.
Nato a Ravenna nei primi anni del secolo VIII, visse dunque in un periodo oscuro e pericoloso.
Figlio di un casato dell'alta borghesia di Ravenna, i suoi genitori decisero di spostarsi in Abruzzo, per spirito mercantile.
Presto istruito alle materie contabili ed alle lettere, Leone sin da ragazzo sviluppò un indole rara: ad un indomito coraggio univa una sana curiosità, pur tuttavia rimanendo diligente nel comportamento ed amabile e cortese nel comportamento.
A quindici anni Leone entrò nelle milizie di Silvi, la città dove la sua famiglia aveva un grande granaio.
Un anno dopo, dalle coste di Silvi s'avvistò una nave che trasportavamo pirati saraceni provenienti dal Sud. Sembravano tutti armati pesantemente e tremendi nei loro sguardi, cosicché che i cittadini già raccoglievano i loro viveri e si chiudevano in casa.
Le milizie di Silvi si radunarono al porto, ma erano tutti molti giovani ed impreparati, inoltre il loro capitano non era disponibile a guidarli.
Fu Leone che allora, poiché nessuno era in grado di aprire un esercito, raccolse altri sei amici fedelissimi ed aprì un reggimento.
I sette si posizionarono sulla banchina facendo roteare le proprie spade come mulini, per dare un segnale minaccioso ai saraceni.
Qui avvenne il primo miracolo di Leone: pare infatti che il nostromo dei pirati scambiò il reggimento per un esercito settato in modalità aggressiva, e, valutati i rischi, diede consiglio ai suoi di continuare verso nord, senza sbarcare in Abruzzo.
Tuttavia, fortunatamente, la nave fu abbattuta da un convoglio veneziano di passaggio.
Leone dunque, nei dieci anni a venire, venne notato dalle Sante Armate, e, ordinato diacono, divenne un basso ufficiale della Guardia Episcopale.
Raggiunta una certa fama, ed una certa indipendenza economica, Leone partiva per il Sud nella crociata contro i saraceni, che col loro Scisma volevano deviare i fedeli aristotelici della Sicilia e della Calabria.
I nobili locali avevano stretto dei patti segreti col generale berbero Kafhuni, a capo dell'armata Nigrum Periglium, che avrebbe preso possesso di alcuni basi marittime nel mar Ionio.
Quando Leone venne a conoscenza della cosa, staccò una divisione di fedelissimi G.E. dalle armate locali, di stanza in Terra del Lavoro, e fondò l'esercito Cinta Leonis, a cui si aggiunsero pochi mercenari veneti, convinti a combattere per Aristotele da Leone.
Questo appariva come un chiaro atto di insubordinazione della Chiesa al potere temporale, ed avrebbe compromesso la carriera di Leone se non fosse accaduto il secondo miracolo della vita di Leone.
Faccia a faccia con Kafhuni alla Rocca di Petrolla, che i saraceni avevano trasformato nel loro quartiere generale, Leone puntò la spada non verso il cielo com'era solito dei paladini, ma verso il terreno.
Accadde allora che che gli accampamenti ed il tempietto eretti dai pagani venissero spazzati via da un violento terremoto, senza che però nessun essere umano perisse.
Alla vista di opere tanto miracolose, Kafhuni scese di cavallo e si recò da solo e disarmato da Leone, baciando la sua mano e pronunciando queste parole in stempiato latino:
“Grazie perché mi hai salvato.”
Leone, in parte sfiduciato dalla nobiltà di Terra del Lavoro e della Basilicata, osteggiato da rivali interni alla Guardia Episcopale, rimase come Vidame della Arcidiocesi di Catanzaro, senza spoarsi mai, ma continuando ad operare piccole opere magnifiche, come riattivare pozzi che sembravano inagibili, evitare crolli minerari e propiziare l'ingrassamento delle vacche.
Per questi motivi prese il soprannome di Leone il Taumaturgo.
Divvene grande amico dell'Arcivescovo, l'anziano Ciro, il quale, quando Leone ebbe dimessa l'armatura ed il grado di Vidame per i propri quarantacinque anni, lo nominò sacerdote.
Dopo solo cinque anni, Leoni ricevette la chiamata per l'Episcopato della città di Catania.
Tuttavia, Dio riserbava per lui un altro grande compito.
In quei tempi, di fatto, la città era frequentemente visitata da una presenza oscura: lo stregone Eliodoro: eretico e nemico della Chiesa.
Eliodoro, nativo di Costantinopoli, sputava sui Libri delle Virtù ed usava la sua magia a fin di male, solo per burlarsi degli altri. Viaggiava su un pachiderma a cui aveva fatto crescere delle piccole ma efficaci ali, e si spostava tra la Grecia e la Sicilia. Nessun gendarme riusciva mai a localizzarlo o individuarlo, né era impensierito dagli eserciti, in sella al suo elefante volante.
Durante una solenne messa alla Cattedrale di Catania, egli operò un sortilegio, per cui le gambe di Leone iniziarono a danzare un balletto macabro, mentre i fedeli aristotelici iniziarono a perdere i capelli.
Una vecchietta già calva e china sotto il peso degli anni, individuato il burlone che osservava la scena beato, tirò sulla sua guancia un fortissimo schiaffo.
Questo avvenimento fece infuriare Eliodoro, che, uscito sulla piazza, fece eruttare lava dal centro della medesima.
I cittadini, alla vista di ciò che stava accadendo, fu colta dal panico, perché gli spruzzi di lava presto avrebbero ricoperto l'intera piazza.
Leone, ripresosi dal sortilegio, ritrovò per pochi attimi il vigore della gioventù, e senza indugi iniziò a correre in direzione di Eliodoro.
Lo stregone, impaurito dalle ire del Vescovo, lanciò contro di lui una saetta dalla punta del proprio dito, ma Leone prontamente nascose la testa sotto la propria mantella, e la saetta rimbalzò, colpendo l'elefante.
Il bizzarro animale allora assunse una posa ridicola ed iniziò una sorta di danza attorno alla piazza.
Eliodoro aveva capito che, imbizzarrito l'elefante, le sue vie di fuga erano azzerate, stavolta: mentre pensava queste cose, vide la furia di Leone abbattersi sul proprio corpo.
I due ruzzolarono per la piazza, abbracciati in una zuffa violenta.
Leone strinse le proprie pastoie attorno alle braccia dello stregone, che adesso vedeva i palmi delle proprie mani rivolti contro sé stesso.
Con un colpo di reni, l'anziano vescovo gettò lo stregone nella lava, ma il malefico Eliodoro, prima di affondare definitivamente nel fuoco, cinse la caviglia di Leone con la pastoia, e lo trascinò con se nel baratro che si andava formando.
Alla vista della scena, l'elefante, con un aria ridicola, compì un salto nel cratere, tappandolo definitivamente col proprio corpo. Accadde un ultimo miracolo: il corpo dell'elefante si pietrificò in una fontana, e la stessa lava divenne acqua, così ogni rischio per i cittadini fu scongiurato.

San Leone è il Patrono delle Milizie Cittadine e della Difesa dei Deboli.

Scritto da Aurelio Calabro
Trascritto da Luciano Paul Monforte O.P.
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Napoleone87
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 22, 2010 1:50 am

Concettualmente mi piace tuttavia ti chiederei di rivedere la parte finale
un po troppo fantasiosa e che poco si concentra sula natura di martire di san leone... vi inviterei inoltre a seguire la traccia usata per san gennaro specie per la suddivisione in paragrafetti.
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 22, 2010 3:16 am

Napoleone87 ha scritto:
Concettualmente mi piace tuttavia ti chiederei di rivedere la parte finale
un po troppo fantasiosa e che poco si concentra sula natura di martire di san leone... vi inviterei inoltre a seguire la traccia usata per san gennaro specie per la suddivisione in paragrafetti.

Laughing Laughing Laughing

Non glielo dica monsignoreee
Quella traccia... io l'ho presa dal suo San Zeno XD

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Pascal



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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Ven Ott 22, 2010 2:48 pm

Napoleone87 ha scritto:
Concettualmente mi piace tuttavia ti chiederei di rivedere la parte finale
un po troppo fantasiosa e che poco si concentra sula natura di martire di san leone... vi inviterei inoltre a seguire la traccia usata per san gennaro specie per la suddivisione in paragrafetti.

Oddio, fantasiosa...la leggenda rl vuole questo. Certo, li è il Vescovo a pietrificare l'elefante lanciando la sua planeta sulla schiena del Liotro (nome dell'elefante), e non ci sono eruzioni di lava (o meglio, non in tutte le versioni)...
...ma se per questo il Leone in questione non muore da martire.
Non volevo farlo passare per una sorta di mago bianco, questo Leone. Anche se la scena finale fa un po Gandalf.

Se avete del materiale sul martirio di San Leone, mettetelo qui voi.

Sui capitoletti. Dovevendo poi tradurre in inglese e francese (Angelo mi ha passato un ottimo sito, Jean), preferisco una prima stesura unitaria. Poi si passa nella forma in capitoletti, ed infine si redige il multitesto.
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Sab Ott 23, 2010 12:16 am

Presa visione.

@Pascal torno a connettermi + tardi.
Spero di trovarti online.

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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Dom Ott 24, 2010 6:58 pm

Bene... lavorateci come meglio credete e infine metterò la stesura finale in forum a Silvi...

Napoleone
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Mar Ott 26, 2010 12:59 am

Il patrono di teramo rl è san berardo si potrebbe adattare qulcosa anche per lui
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Mar Ott 26, 2010 7:50 pm

Napoleone87 ha scritto:
Il patrono di teramo rl è san berardo si potrebbe adattare qulcosa anche per lui

Certo.. provate a buttar giu qualcosa e poi l'aggiustiamo assieme.

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Napoleone87
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Mar Ott 26, 2010 11:23 pm

Sir.Johnny ha scritto:
Napoleone87 ha scritto:
Il patrono di teramo rl è san berardo si potrebbe adattare qulcosa anche per lui

Certo.. provate a buttar giu qualcosa e poi l'aggiustiamo assieme.

lascio un po fare a pascal
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MessaggioTitolo: Re: LISTA DEI SANTI PATRONI ABRUZZESI E TDL.   Gio Nov 11, 2010 5:00 pm

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